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Eventi

Immagine: Pietrasanta svela il museo Mitoraj
Temi: Eventi newsletter numero 33

Pietrasanta svela il museo Mitoraj

Il 6 giugno 2026, Pietrasanta scrive una pagina memorabile della propria storia culturale con l’inaugurazione del Museo Mitoraj. L’evento suggella il legame viscerale tra il genio scultoreo di Igor Mitoraj e la città, sua fucina creativa d’elezione. Qui, la maestria artigiana delle botteghe locali ha incontrato l’estro visionario dell’artista, dando vita a un sodalizio che il nuovo museo cristallizza come punto di riferimento internazionale. Il museo, dunque, nasce come naturale approdo di questo sodalizio, configurandosi come un punto di riferimento internazionale. Fulcro di questa giornata celebrativa sarà l’esposizione inaugurale intitolata “Mitoraj. Present.”

La mostra esplora la sua capacità di fondere l’eterna bellezza del mito con la fragilità dell’uomo contemporaneo. Attraverso una selezione di opere in bronzo e marmo, l’allestimento rende omaggio alla sua sapiente padronanza materica, capace di dare forma al silenzio e all’introspezione.

Oltre alla valenza espositiva, il Museo Mitoraj si propone come un hub di sperimentazione e ricerca, concepito come un organismo vivente destinato a promuovere il dibattito artistico, accogliere studi accademici e favorire un dialogo aperto tra le diverse forme d’arte contemporanea. Pietrasanta, già nota come la “Piccola Atene”, aggiunge oggi una gemma preziosa al proprio patrimonio museale. L’apertura del Museo Mitoraj è un invito a riscoprire la bellezza attraverso lo sguardo di uno degli artisti più significativi del secolo scorso, in modo che l’eredità di Mitoraj continui a generare stimoli creativi per le nuove generazioni, mantenendo vivo il fermento culturale che caratterizza la Toscana.

(Immagine di copertina: Photo credit Louis de Belle)

Immagine: L’estate toscana si mette a fuoco: i grandi festival fotografici da non perdere
Temi: Eventi newsletter numero 33

L’estate toscana si mette a fuoco: i grandi festival fotografici da non perdere

Dal 12 giugno al 6 settembre 2026, il Casentino celebra l’ottava arte con il prestigioso Festival Italiano della Fotografia. Organizzato dal Centro Italiano della Fotografia d’Autore, l’evento coinvolge i borghi storici di Bibbiena, Poppi e Pratovecchio Stia in un fitto programma di mostre personali e tematiche, letture portfolio e talk con gli autori. L’edizione di quest’anno, intitolata Riti e Visioni. Tra spirituale e materiale, indaga il concetto di sacro contemporaneo declinato nelle sue molteplici forme, tra fede e superstizione. Attraverso una ricca selezione di scatti, il festival esplora come i rituali — siano essi intimi o collettivi — e le diverse espressioni di spiritualità influenzino la vita quotidiana, i corpi e i luoghi.

A fare da cornice all’esposizione sarà, come da tradizione, la suggestiva “galleria a cielo aperto” di Bibbiena, dove le pareti degli edifici del borgo si vestiranno di immagini in grande formato, creando un dialogo unico tra fotografia e architettura. Il viaggio prosegue a Cortona, dove il 16 luglio inaugura Cortona On The Move giunto alla sua sedicesima edizione. Beautiful Country è il titolo del percorso di quest’anno: una riflessione corale e profonda sull’Italia di oggi, narrata attraverso oltre trenta mostre diffuse nel cuore medievale della città. Fino al 1° novembre Cortona ospita un percorso espositivo che si integra perfettamente con il borgo medievale: installazioni pensate per dialogare con gli spazi urbani, offrono un’occasione unica per osservare il mondo contemporaneo attraverso la fotografia d’autore. In autunno sarà la volta di Siena Awards (10 ottobre – 29 novembre 2026): una kermesse grandiosa che ruota attorno a uno dei premi fotografici più ambiti al mondo. La città di Siena, insieme a Castelnuovo Berardenga e Sovicille, ospiterà mostre di altissimo spessore, tra cui spicca l’attesa retrospettiva dedicata al leggendario fotoreporter James Nachtwey.

A Lucca Photolux Festival (21 novembre – 13 dicembre 2026) chiuderà l’anno in grande stile con la sua Biennale Internazionale. Un evento imprescindibile per gli amanti del fotogiornalismo, dove gli eleganti palazzi storici lucchesi accolgono i grandi maestri, workshop intensivi e letture portfolio di respiro europeo.

(Foto di copertina: Guia Besana, dalla serie Poison)

La Toscana dei cammini

Immagine: Camminare attorno all’antico vulcano del Monte Amiata
Temi: La Toscana dei cammini newsletter numero 33

Camminare attorno all’antico vulcano del Monte Amiata

Camminare sul Monte Amiata significa immergersi in una Toscana diversa, più fresca, silenziosa e profonda. Un’antica montagna vulcanica che custodisce alcuni dei boschi più suggestivi d’Italia, tra faggete monumentali, castagneti secolari e grandi abetine dove il tempo sembra rallentare.

Per chi desidera vivere un’esperienza intensa ma accessibile, l’Anello dell’Antico Vulcano rappresenta uno dei trekking più affascinanti dell’area. Un percorso di circa 27 km, tra i 1000 e i 1300 metri di quota, che attraversa ambienti naturali sorprendenti regalando scorci continui sui versanti della montagna e sulla sua straordinaria biodiversità. Il sentiero alterna tratti immersi nel bosco a punti panoramici e luoghi simbolici dell’Amiata. Intorno alla vetta, rifugi, piccoli hotel e strutture immerse nella natura offrono ottime opportunità di soggiorno, ideali per concedersi qualche giorno di relax e cammino.

Chi invece ha più tempo a disposizione può scegliere l’Amiata Gran Tour, un itinerario a tappe che esplora l’intero territorio della montagna. Oltre a raggiungere la vetta, il percorso attraversa borghi e centri storici ricchi di fascino, dove il ritmo lento del cammino incontra quello della vita di montagna. Da Abbadia San Salvatore ad Arcidosso, fino ai piccoli paesi immersi nei castagneti, ogni tappa diventa occasione per scoprire sapori autentici e tradizioni locali.

L’estate sull’Amiata è anche stagione di feste e tradizioni popolari. A giugno Seggiano celebra la ciliegia con la storica sfida tra contrade, mentre a luglio Castell’Azzara ospita la Festa del Tartufo. Ad Abbadia San Salvatore torna invece l’antica Offerta dei Censi, rievocazione medievale legata all’Abbazia di San Salvatore, importante tappa della Francigena Toscana. Ad agosto, infine, Piancastagnaio ospita il suo storico Palio, uno degli appuntamenti più sentiti della montagna amiatina.

Amiata Gran Tour
Anello dell’Antico Vulcano

Vetrina Toscana

Immagine: I sapori del vulcano: l'Amiata e i suo tesori enogastronomici
Temi: newsletter numero 33 Vetrina Toscana

I sapori del vulcano: l’Amiata e i suo tesori enogastronomici

Il Monte Amiata, il più grande vulcano spento della Toscana, porta con sé una geologia di rarità assoluta: un suolo minerale che si traduce in prodotti  dal carattere inconfondibile.

L‘Olio di Seggiano DOP è forse l’emblema più eloquente di questa terra: ottenuto dall’olivastra — cultivar autoctona di straordinaria tenacia — ha un profilo aromatico che stupisce: fruttato delicato, note erbacee, e un finale che rimanda alla mandorla verde. È un olio nato dove l’olivo fatica a spingersi, proprio per questo denso di un’identità che gli oli di pianura, più comodi e prevedibili, non possono conoscere.

C’è un altro albero che ha letteralmente nutrito l’Amiata per secoli, e che ancora oggi ne definisce il paesaggio autunnale: il castagno. “Pan di legno” erano chiamati i prodotti realizzati con la farina di castagne. La  Castagna del Monte Amiata IGP raccoglie tre varietà distinte — il Marrone, la Bastarda Rossa e il Cecio — tutte ottenute dalla specie Castanea sativa sui terreni compresi tra i 350 e i 1.000 metri d’altitudine, in undici comuni tra le province di Grosseto e Siena. Già nel XIV secolo le comunità locali si dotavano di norme specifiche per la tutela e lo sfruttamento dei castagni.

Lungo la strada che da Santa Fiora conduce a Castell’Azzara, sorge il Convento della Santissima Trinità alla Selva, la cui struttura originaria risale all’XI secolo. Qui, secondo la tradizione, i monaci coltivavano ortaggi autoctoni nei terreni ai piedi del monte: fra questi, una cipolla rossa destinata a restare nel tempo. Dimenticata per secoli, la Cipolla della Selva è stata riscoperta e riportata in vita dall’Associazione Culturale per la Selva, proprio a partire dal vecchio orto conventuale. Il risultato è una cipolla rossa di straordinaria dolcezza e alta digeribilità, coltivata tra i seicento e i novecento metri di altitudine.

La Comunità del Cibo del Monte Amiata custodisce con orgoglio una dolciaria tradizionale di straordinaria varietà. I Topi e i Taglioli di Castell’azzara, la torta Ricciolina di Abbadia, il biscotto salato di Roccalbegna: ciascuno porta in sé una ricetta tramandata per gesti più che per parole. Il biscotto di Roccalbegna, dalla forma a otto che ricorda un nodo antico, affonda le radici nel Medioevo e sopravvive grazie alla memoria delle donne del paese — il più discreto degli atti di resistenza culturale.

Tra le biodiversità più straordinarie dell’Amiata c’è un frutto che non esiste da nessun’altra parte al mondo: la pera picciòla,  così chiamata per le sue dimensioni ridotte, che cresce esclusivamente nella fascia pre-boschiva tra Abbadia San Salvatore e Vivo d’Orcia. Gli alberi superstiti — alcuni quasi monumentali — sono pochi, ma antichissimi.  È un frutto duro, non eccessivamente dolce che non si mangia crudo, ma è straordinaria in cucina, dove resiste con eleganza alle alte temperature del forno.

La Cipolla della Selva, i Topi e i Taglioli di Castell’azzara, la torta Ricciolina di Abbadia, il biscotto salato di Roccalbegna  e la pera picciòla fanno parte dei PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) della Toscana.

(Immagine di copertina: il biscotto salato di Roccalbegna)

Cicloturismo

Immagine: Il Monte Amiata dà il via alla stagione gravity 2026
Temi: Cicloturismo newsletter numero 33

Il Monte Amiata dà il via alla stagione gravity 2026

Si pedala nella più grande foresta di faggi d’Europa e respirando il profumo dei castagni la mente si rigenera.

L’Amiata Bike Resort si conferma come bike park d’eccellezza e cuore pulsante del turismo attivo della regione per chi è alla ricerca del flow e della velocità su tracciati iconici come l’8volante e il Froggy, ma anche per chi predilige una tranquilla escursione in famiglia attraverso boschi incontaminati.

E’ molto più di una semplice destinazione per ciclisti, ma è luogo di incontro della comunità di rider, dal principiante all’esperto di gravity, per trovare il proprio ritmo perfetto su due ruote.

La magia del luogo permette al tempo stesso di isolarsi dal caos quotidiano per riconnettersi con la natura selvaggia. Dagli anelli enduro alle discese tecniche di downhill, fino agli spazi dedicati all’apprendimento delle tecniche di guida, ogni dettaglio è pensato per amplificare la pura gioia dello stare in sella.

Il Monte Amiata inaugura la sua stagione outdoor 2026.

Per la stagione 2026, l’Amiata ridefinisce il concetto di avventura accessibile. La grande novità è l’attivazione del primo impianto di risalita in Italia completamente riqualificato per le esigenze dei biker: un’infrastruttura che garantisce risalite rapide e flussi fluidi, sposando appieno un modello di turismo sportivo eco-consapevole e sostenibile.

L’appuntamento da non perdere è l’Amiata Bike Fest (3-5 luglio 2026). L’evento rappresenta il momento ideale per scoprire da vicino la cultura ciclistica capace di unire riding di alto livello, musica dal vivo e un profondo rispetto per l’ambiente e l’ospitalità dei borghi circostanti.

https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/amiata-freeride/

Toscana Sostenibile

Immagine del borgo di Santa Fiora in distante
Temi: newsletter numero 33 Toscana sostenibile

Amiata: la Toscana sostenibile da scoprire lentamente

Nel sud della Toscana, tra la Val d’Orcia e la Maremma, esiste un territorio dove il turismo sta scegliendo una strada diversa: meno legata ai grandi flussi e più orientata alla qualità dell’esperienza, al rapporto con le comunità locali e alla valorizzazione del paesaggio. È l’Ambito Turistico Amiata, modello di governance territoriale che riunisce diversi comuni del Monte Amiata con l’obiettivo di sviluppare un turismo più sostenibile e autentico. Qui il viaggio diventa un’esperienza fatta di natura, piccoli borghi e ritmi lenti.

Il Monte Amiata, il più grande vulcano spento della Toscana, offre una rete di sentieri immersi in boschi di faggio e castagno tra i più estesi d’Italia. Trekking panoramici, percorsi naturalistici e itinerari slow permettono di vivere il territorio senza impatto, attraversando paesaggi che cambiano con le stagioni.

In autunno, il foliage trasforma l’Amiata in una delle aree più spettacolari della Toscana, mentre durante l’estate i boschi diventano un rifugio naturale dalle alte temperature delle città. Sempre più strutture locali propongono esperienze di forest bathing, escursioni guidate e attività outdoor legate alla connessione con la natura.

L’Amiata è una destinazione ideale anche per il cicloturismo. Le strade secondarie che collegano borghi come Santa Fiora, Arcidosso, Castel del Piano e Seggiano permettono di attraversare oliveti, castagneti e piccoli centri storici lontani dal turismo di massa.Negli ultimi anni stanno crescendo le proposte dedicate alle e-bike e agli itinerari slow, con esperienze che combinano mobilità dolce, ospitalità diffusa e soste presso produttori locali. Pedalare qui significa scoprire una Toscana ancora autentica, dove il paesaggio agricolo e le comunità locali fanno parte integrante dell’esperienza di viaggio.

Il turismo sostenibile nell’Amiata passa anche attraverso l’enogastronomia. Dalle castagne del Monte Amiata all’olio extravergine di Seggiano DOP, fino ai piccoli produttori agricoli e alle aziende familiari, il territorio valorizza filiere corte e produzioni stagionali. I visitatori possono partecipare a degustazioni, visite in azienda, esperienze rurali e percorsi gastronomici che raccontano il forte legame tra comunità, agricoltura e paesaggio. In molti casi sono proprio le piccole imprese locali a rappresentare il cuore dell’economia turistica del territorio.

Santa Fiora, Piancastagnaio, Arcidosso, Abbadia San Salvatore e gli altri borghi dell’Amiata conservano una forte identità culturale e sociale. L’Ambito Turistico Amiata rappresenta oggi uno dei territori toscani che stanno investendo concretamente in una visione di turismo sostenibile basata su equilibrio, autenticità e qualità della vita. Una destinazione che dimostra come il futuro del turismo possa nascere anche da territori meno conosciuti, capaci però di offrire esperienze profonde, relazioni reali e un rapporto più consapevole con il viaggio.

(Immagine di copertina: Borgo di Santa Fiora)

Cultura

Immagine: Il Codex amiatinus, tra storia e leggenda
Temi: Cultura newsletter numero 33

Il Codex amiatinus, tra storia e leggenda

A un’ora di strada da Siena, sul fianco del Monte Amiata, il borgo di Abbadia San Salvatore conserva uno dei complessi monastici medievali meglio preservati della Toscana. L’Abbazia di San Salvatore fu fondata nel 743 e per secoli fu uno dei centri religiosi ed economici più importanti dell’Italia centrale. Ma la sua storia custodisce anche uno dei misteri più affascinanti del Medioevo europeo.

La fondazione del monastero è legata a una leggenda: nel 743 il re longobardo Ratchis era a caccia sulle pendici del Monte Amiata quando ebbe — secondo la tradizione — una visione del Salvatore sulla cima di un abete bianco. In quel punto fece costruire un monastero benedettino che nei secoli successivi sarebbe diventato uno dei centri di potere più importanti della Toscana meridionale. I monaci gestivano terre fino alla Val di Chiana, ospitavano i pellegrini della Via Francigena, curavano malati, tenevano scuole e copiavano manoscritti. Avevano opifici per la lana e officine per il ferro. Il momento di massimo splendore fu tra il X e il XII secolo, quando l’abate Winizzo fece costruire la chiesa romanica con tre absidi che si può ancora visitare oggi.

L’abbazia fu ricostruita intorno al 1035 seguendo lo stile romanico, con una facciata alta e stretta e due campanili, di cui uno rimasto incompiuto. L’aspetto attuale dell’edificio è dovuto anche ai restauri effettuati negli anni Trenta del Novecento dai cistercensi. La vera meraviglia dell’abbazia è la cripta sottostante: con 35 colonne che sorreggono volte basse e pesanti, con capitelli, di cui 24 originali, ognuno diverso dagli altri — arieti, cavalli, figure umane sospese. All’interno della chiesa si possono ammirare un Crocifisso ligneo policromato della fine del XII secolo e due opere seicentesche di Francesco Nasini.

Il viaggio della bibbia amiatina

Ciò che rende misteriosa e nel contempo interessante questa abbazia è anche la leggenda del Codex Amiatinus, la più antica Bibbia latina completa sopravvissuta al mondo, ora conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Pesa più di trenta chili, raggiunge quasi mezzo metro di altezza e racchiude oltre mille pagine di pergamena talmente sottile che, tredici secoli dopo essere stata scritta, lascia ancora passare la luce.  Si tratta probabilmente della copia di un codice della Vulgata nella versione corretta personalmente da San Girolamo, forse il Codex Grandior prodotto nel VI secolo presso il monastero calabro di  Vivarium grazie all’erudito abate Cassiodoro.

Il suo nome è legato indissolubilmente alla montagna toscana. Per capire quale sia il legame con l’Abbazia e l’Amiata, bisogna risalire di millenni la mappa dell’Europa, fino al Northumbria anglosassone, sul Mare del Nord. Nei monasteri gemelli di Wearmouth e Jarrow, un abate di nome Ceolfrid aveva concepito un’impresa ai limiti del possibile: produrre tre copie integrali della Bibbia nella versione latina di San Girolamo. Il progetto era straordinario non solo per l’ambizione intellettuale, ma per le sue implicazioni materiali: per ottenere tremila pagine di pergamena, il monastero dovette allevare circa duemila capi tra pecore e capre. Un’intera economia rurale messa al servizio di un libro. I monaci lavorarono per anni, copiando in uno stile che non era il loro — non il tratto spigoloso tipico degli anglosassoni, ma la grafia rotonda e pulita imparata studiando i codici latini. La copia più bella delle tre sarebbe stata donata a papa Gregorio II. Per il resto è difficile comprendere il confine tra storia e leggenda. Nel 716, Ceolfrid aveva già più di settant’anni e sapeva che non avrebbe fatto ritorno. Partì lo stesso, con il libro caricato su un carro. Attraversò la Manica, risalì la Francia in direzione delle Alpi. Arrivò a Langres, in Borgogna. E lì morì.

Il libro scomparve dalla storia per quasi un secolo. Poi riapparve, senza alcuna spiegazione documentata, nell’Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata. Un inventario del 1036 lo registra come un’antichissima Bibbia ritenuta opera dello stesso papa Gregorio. I monaci che la custodivano non sapevano cosa avevano tra le mani: credevano si trattasse di un manoscritto italiano, e nessuno immaginava che quelle pagine fossero nate su una costa dell’Inghilterra del nord.

L’ipotesi storica più accreditata chiama in causa un abate longobardo di nome Pietro, che nel IX secolo avrebbe portato il codice all’abbazia modificando la nota di dedica per oscurarne la provenienza. Un falso, probabilmente. Ma senza quel falso, forse il libro non sarebbe sopravvissuto. Dopo la soppressione da parte di Leopoldo di Lorena dell’abbazia, ridotta allo stato parrocchiale (fino al 1939 quando i cistercensi ne ripresero le fila), il Codex fu trasferito nel 1786 nella biblioteca medicea laurenziana.

Terme toscane

Immagine: Amiata: il benessere olistico tra acque curative, foreste silenziose e borghi fuori dal tempo
Temi: newsletter numero 33 Terme toscane

Amiata: il benessere olistico tra acque curative, foreste silenziose e borghi fuori dal tempo

Terra ancestrale e misteriosa, dominata dalla presenza della “montagna solitaria” che gli Etruschi consideravano sacra e chiamavano “Madre”, un antico vulcano spento che emana una solidità rassicurante. Verdissima d’estate e innevata d’inverno, l’Amiata offre oggi un’esperienza di rigenerazione totale, un vero e proprio rifugio olistico dove il benessere passa attraverso foreste silenziose, borghi autentici e acque termali curative. Le foreste della zona sono al centro di un ideale percorso rigenerante che parte dal “Forest Bathing” nella Faggeta dell’Amiata, la più estesa d’Europa. Immergersi tra questi alberi monumentali, camminando in pieno relax e alternando il passo al riposo, non è solo un piacere per gli occhi: è un toccasana che riduce l’ansia e lo stress e stimola le difese immunitarie.

Questo contatto profondo con la natura continua nei suoi borghi autentici, come Abbadia San Salvatore, Arcidosso e Santa Fiora, dove la conservazione delle antiche tradizioni scandisce ancora i tempi e rende il ritmo del vivere lento e a misura d’uomo. Soggiornare qui, tra vicoli in pietra e l’accoglienza garbata degli abitanti, significa ritrovare i ritmi biologici naturali: la notte, priva di inquinamento luminoso, regala un sonno ristoratore e profondo che profuma di legna e di faggio.

Dal fuoco antico e sotterraneo del vulcano nasce poi la risorsa più potente per il corpo e lo spirito: le acque termali. Ai piedi della montagna, nascoste nel fitto del bosco, sgorgano le sorgenti di Bagni San Filippo, meta di benessere conosciute fin dall’antichità. Qui le polle d’acqua calda raggiungono i 48°C, regalando una terapia naturale grazie alla ricchezza di zolfo e calcio, elementi eccezionali per purificare la pelle e rigenerare l’apparato respiratorio. Questo idillio sensoriale si consuma di fronte allo spettacolo del Fosso Bianco, dove i sedimenti calcarei hanno modellato nei secoli la “balena bianca”, una mastodontica cascata candida. Immergersi liberamente nelle sue vasche naturali, circondati dal silenzio della foresta e avvolti dal vapore caldo, è un rituale di benessere totale accessibile in ogni stagione dell’anno.

Infine, per chi desidera completare questo viaggio con una parentesi di misticismo e profonda quiete interiore, il Monte Labbro offre un paesaggio di natura selvaggia e spiritualità. Sulla sua sommità, tra i resti ottocenteschi della Torre Giurisdavidica, lo sguardo spazia libero verso l’infinito delle colline toscane: il luogo perfetto per meditare, respirare l’aria pura e ritrovare la propria armonia interiore.

Mostre

Immagine: Vernici e mostre in corso a giugno in Toscana
Temi: Mostre newsletter numero 33

Vernici e mostre in corso a giugno in Toscana

OPERE DALLA COLLEZIONE PIERONI – STIEFELMEIER

Sino al 27 settembre 2026

LUOGO: Villa Pacchiani Centro Espositivo -Santa Croce sull’Arno

Il progetto espositivo interroga l’arte contemporanea dagli anni Settanta a oggi attraverso una collezione ricca di poetiche e contesti. Tra concettualismo, strutture seriali e installazioni materiche, il percorso unisce grandi maestri internazionali e italiani, da Kosuth e LeWitt a Kounellis e Paolini. Dell’esposizione l’immagine che apre la newsletter.

BILL ARMSTRONG – SIBYLS. IL PAVIMENTO DEL DUOMO DI SIENA

Sino al 15 novembre 2026

LUOGO: Museo Dell’opera del Duomo Di Siena

L’esposizione si collega idealmente alla straordinaria scopertura del pavimento della Cattedrale, quest’anno attesa per il 27 giugno, offrendo un dialogo visivo unico tra le originarie Sibille in marmo e la loro sdoppiata e misteriosa versione fotografica contemporanea, fatta appunto di sfocature e immagini instabili.

SANTA MARIA DELLA SCALA. ARCHITETTURE, PROGETTI E VISIONI

Dal 30 maggio al 27 settembre 2026

LUOGO: Complesso Museale Santa Maria della Scala – Siena

Un vero e proprio “cantiere di idee e progetti”, allestito per presentare la futura metamorfosi dell’antico complesso ospedaliero di Siena, permette di toccare con mano tutti i passaggi dell’imponente trasformazione architettonica e culturale che interesserà il complesso. Spazi finora rimasti inaccessibili e “consumati dal tempo”, che diventeranno luoghi di vita quotidiana, studio e cultura.

NATSUKO UCHINO – TESSERE TRAME SU PIEGHE INCRESPATE

Sino all’ 8 dicembre 2026

LUOGO: Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari – Siena

La mostra, incentrata sulla memoria culturale, indaga l’intreccio tra ecologia e tradizioni con opere site-specific, nate con l’aiuto di artigiani senesi, che dialogano con l’antico palazzo, tra saperi locali e mappe globali. Grandi installazioni tessili e sonore rileggono la stratificazione della storia attraverso pratiche manuali, canti poliritmici e la materia vivente.

ABITARE IL RINASCIMENTO. ARREDI DOMESTICI A SIENA DAL XV SECOLO ALL’EPOCA DELLA MANIERA

Sino al 1° novembre 2026

LUOGO: Palazzo delle Papesse – Siena

La mostra dedicata alla cultura dell’abitare rinascimentale riunisce oltre ottanta opere tra cassoni nuziali, spalliere, lettucci e suppellettili provenienti da collezioni italiane e straniere. Attraverso allestimenti immersivi che rievocano le stanze private delle dimore aristocratiche, l’esposizione restituisce a questi manufatti la loro funzione narrativa, morale e quotidiana. Il percorso mette al centro la camera da letto come fulcro della celebrazione matrimoniale e approfondisce il ruolo delle botteghe artistiche, seguendo il lavoro di maestri del calibro di Francesco di Giorgio Martini e Domenico Beccafumi.

FIRENZE ’50 ’60 ’70. IMMAGINI DALL’ARCHIVIO FOTO LOCCHI

Sino al 18 ottobre 2026

LUOGO: Villa Bardini – Firenze

La mostra ripercorre tre decenni di storia fiorentina attraverso 150 scatti d’epoca che documentano le profonde trasformazioni sociali, passando dall’ottimismo mondano degli anni Cinquanta alle inquietudini del Sessantotto e dei Settanta. Tra immagini di vita quotidiana, la nascita della moda a Palazzo Pitti e grandi miti dello sport, emerge un vivido racconto corale della città.

MICHELANGELO VERSO IL MITO. DAL RESTAURO NUOVA LUCE SU TIBERIO TITI

Fino al 30 settembre 2026

LUOGO: Museo Casa Buonarroti – Firenze

La mostra celebra il restauro della tela seicentesca di Tiberio Titi raffigurante l’inedita collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce. L’esposizione offre una nuova lettura critica dell’opera, di cui l’intervento ha svelato dettagli e la firma nascosta, evidenziando il progetto celebrativo promosso dal pronipote Michelangelo il Giovane. Attraverso bozzetti, documenti d’archivio e materiali diagnostici, il percorso riafferma il ruolo del museo come custode della memoria e del mito del maestro.

ANNA PERACH, DIS/ENCHANTED INTERIORSLA

Sino al 12 Luglio 2026

LUOGO: MAD Murate Art District e Museo di Antropologia e Etnologia – Firenze

Un’esposizione site-specific che indaga i temi del folklore, della mitologia, del colonialismo, dell’esotismo, delle tradizioni popolari, dell’identità e del femminile. Prima personale in Italia dell’artista ucraina, che crea ambienti abitati da sculture utilizzando la tecnica di tessitura usata solitamente per la realizzazione di tappeti che innesca una serie di riflessioni sulla migrazione culturale.

 ETIENNE PIERART – SAPIENS. UNA UMANITÀ MOLTE VIE EVOLUTIVE

Sino al 27 settembre 2026

LUOGO: OPC – Osservatorio Polifunzionale Del Chianti – San Donato in Poggio (FI)

Gli scatti del fotografo belga, che ha vissuto un mese con il popolo Dani nella Papua Occidentale, mettono in discussione il concetto di “primitivo” confrontando il modello occidentale, focalizzato sullo sviluppo tecnologico, con quello indigeno, fondato sulla sostenibilità e sulla simbiosi con l’ecosistema e, invitando a riflettere sul vero significato di progresso, sollecita domande urgenti sul futuro e sulla necessità di custodire la “misura dell’Uomo”.

ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI e CARNALE-VERITA MONSELLES fino Dal 31 maggio al 18 ottobre 2026

LUOGO: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – Prato

Due mostre inaugurano lo stesso giorno: la prima, celebra la donazione del collezionista Carlo Palli attraverso decine di opere del secondo Novecento – tra Poesia Visiva, Fluxus e Pop Art italiana – che attraverso linguaggi di rottura basati su ironia e parola, hanno scardinato le regole tradizionali dell’arte. La retrospettiva “Carnale” celebra Verita Monselles, la fotografa che influenzata dal femminismo, esplora il corpo tra moda, teatro d’avanguardia e arte per scardinare gli stereotipi usando l’obiettivo come mezzo di emancipazione.

 WITHE CARRARA – DESIGN LIVES IN THE CITY

Dal 5 giugno al 30 agosto 20256

LUOGO: Centro Storico di Carrara, varie sedi.

Decima edizione per White Carrara che trasforma il centro storico in una mostra diffusa a cielo aperto. Oltre 30 opere e arredi in marmo, firmati da designer internazionali e realizzati dalle aziende locali, ridisegneranno lo spazio pubblico unendo tradizione artigianale, innovazione e sostenibilità. Gli interventi, nati da una virtuosa filiera territoriale, esplorano il tema della trasformazione urbana e rimarranno in gran parte alla città come patrimonio permanente.

ALL THE WORLD IS BREATHING THROUGH ME

Sino al 20 settembre 2026

LUOGO: Magazzini Generali – Livorno

Sei artisti esplorano la relazione tra corpo, spazio e paesaggio usando media diversi, dal suono alle onde radio fino ai fenomeni atmosferici. Il corpo è inteso come soglia e dispositivo di ricezione in continuo flusso con l’ambiente, dove il “respiro” fa da metafora di scambio tra interno ed esterno.

IL TEMPO DEL REALISMO. GUTTUSO, LEVI, TRECCANI E GLI ARTISTI MAREMMANI

Sino al 6 settembre 2026

LUOGO: Polo Culturale Le Clarisse – Grosseto

La mostra esplora la stagione del realismo italiano attraverso il confronto tra grandi maestri come Renato Guttuso, Carlo Levi ed Ernesto Treccani, e la produzione dei pittori locali. Al centro dell’esposizione il racconto del lavoro, delle lotte sociali e della vita contadina e mineraria, focalizzata sul dibattito scaturito da una nota tragedia mineraria del territorio, capace di trasformare una realtà geograficamente periferica in un fulcro di produzione culturale e civile.

FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA.  RITI E VISIONI. TRA SPIRITUALE E MATERIALE.

Dal 12 giugno al 6 settembre 2026

LUOGO: Casentino varie sedi tra Bibbona, Poppi e Pratovecchio Stia

Nell’anno che segna l’ottavo centenario della morte di San Francesco, il Casentino interroga il modo in cui il sacro continua ad attraversare il presente, con una grande mostra centrale dal titolo Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro, e con un ricco programma diffuso sul territorio.

(Immagine di copertina: Sol LeWitt – Forme complesse – 1989 – ph.Attilio Maranzano)

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