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La Toscana dei cammini
Camminare tra i cavalli selvaggi della Calvana
Pochi sanno che, a meno di un’ora da Firenze e Prato, esiste un luogo dove è ancora possibile camminare accanto a cavalli selvaggi. È la Calvana, una lunga dorsale calcarea che separa le due province e che, con il Monte Cuccoli (916 metri), raggiunge quote modeste ma custodisce paesaggi sorprendentemente aperti e affascinanti.
Lungo i sentieri di cresta e gli ampi altopiani erbosi è facile imbattersi nei celebri cavalli della Calvana. La loro storia inizia tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, quando alcuni esemplari, prevalentemente maremmani e avelignesi, furono abbandonati o lasciati liberi sui pascoli montani. Nel corso dei decenni si sono adattati perfettamente alla vita allo stato brado, formando branchi stabili e diventando uno dei simboli più affascinanti di questo territorio. Oggi, insieme anche a branchi di bovini autoctoni, rappresentano un importante caso di studio per comprendere il ruolo del pascolo naturale nella conservazione degli ecosistemi.
Ma la Calvana non è soltanto cavalli. Le sue praterie ospitano una straordinaria biodiversità, con decine di specie di orchidee spontanee, narcisi, anfibi rari e una ricca fauna legata agli ambienti aperti. Lungo il cammino si incontrano anche tracce della presenza umana, dagli antichi insediamenti etruschi fino a Casa Bastone, storico rifugio panoramico affacciato sulla piana di Prato. Un luogo poco conosciuto che regala l’impressione di essere lontanissimi dalla città, pur avendola sempre all’orizzonte.
Vetrina Toscana
La geografia del gusto: Prato “la dolce” e la sua mortadella
Prato, città di mercanti e di tessuti, ha saputo custodire nelle proprie cucine un patrimonio gastronomico che racconta, meglio di molti documenti d’archivio, il carattere di un territorio abituato a non sprecare nulla e a trasformare la necessità in eccellenza.
Il caso più emblematico è la Mortadella di Prato IGP, salume che nasce — come spesso accade nella miglior cucina toscana — da un’esigenza pratica: recuperare al meglio i tagli di carne scartati nella lavorazione dei salami. Da questa economia della cura nasce però un prodotto di sorprendente complessità sensoriale, in cui la nota pungente delle spezie dialoga con la dolcezza inattesa dell’Alkermes, il liquore color porpora che un tempo si otteneva dalla cocciniglia, la “grana del tintore” da sempre legata all’arte tessile pratese.
È proprio questo ingrediente, a fare della mortadella un marcatore inequivocabile del territorio: la si ritrova documentata già nel 1733, in occasione della beatificazione di suor Caterina de’ Ricci, e poi nel carteggio Guasti-Pierallini del 1854, nelle pagine del giornale “Lo Zenzero” del 1862, fino alle relazioni per le Esposizioni internazionali di Londra e Parigi del 1867 — anno in cui anche un commissario di polizia francese ne annota l’esportazione, prova indiretta ma eloquente di una reputazione ormai consolidata oltre confine.
Attorno a questo salume ruota un universo gastronomico altrettanto narrativo, percorso da due fili aromatici che si rincorrono senza mai sovrapporsi del tutto. Il primo è quello dell’Alkermes, che dalla mortadella passa alle pesche, le brioche imbevute del medesimo liquore e farcite di crema pasticcera. Il secondo filo è quello dell’anice, meno appariscente ma non meno radicato: lo ritroviamo negli zuccherini di Vernio, le ciambelline tipiche della Val di Bisenzio, ma anche, in forma più discreta, nei fichi secchi di Carmignano, essiccati su stuoie secondo tradizione e conservati proprio con semi di anice.
Riconosciuti come PAT — i Prodotti Agroalimentari Tradizionali tutelati dalla Regione Toscana — i fichi secchi di Carmignano sono anche un Presidio Slow Food. Furono già menzionati nel Quattrocento dal mercante pratese Francesco Datini. La varietà protagonista è il Dottato, fico a polpa bianca che costituisce circa il 90% delle piante coltivate nella zona e che si presta magnificamente all’essiccazione. La lavorazione, però, è ciò che rende il prodotto davvero identitario: i frutti vengono raccolti a mano, incisi longitudinalmente con un taglio che non supera i due terzi del frutto, disposti su stuoie di canniccio ed esposti ai vapori di zolfo prima di affidarsi, per giorni, al sole toscano. Il passaggio più poetico arriva alla fine: quando sulla superficie si forma un velo di zucchero naturale — la cosiddetta “gruma” — i fichi vengono accoppiati a due a due, con semi di anice racchiusi nel mezzo, a formare le caratteristiche “picce” a forma d’otto.
Cicloturismo
Pedalare tra patrimonio UNESCO e le terre del Genio.
Nel Montalbano, tra Prato e Vinci, due itinerari in bicicletta restituiscono un volto della Toscana che unisce il patrimonio rurale e culturale, tra filari di vigne, uliveti secolari, pievi antiche, aree archeologiche etrusche e borghi di pietra.
“Tra le vigne di Leonardo” si snoda su asfalto attraversando i filari del Carmignano, e la strada del Chianti Montalbano, tra vigneti e oliveti, fino a Vinci, paese natale di Leonardo. Da qui si sale verso il San Baronto, santuario del ciclismo toscano che allenò un giovane Vincenzo Nibali, con ampi panorami sulle colline pistoiesi. E proprio sulle orme del genio sarà la Granfondo di Leonardo il prossimo 20 settembre che riunisce gli appassionati in una cicloturistica con partenza alla francese all’insegna della bellezza del territorio e della condivisione
“In bici tra le Ville Medicee” alterna asfalto e gravel: dalle Cascine di Tavola di Prato, lungo il fiume Ombrone, si attraversa il Ponte Manetti verso Poggio a Caiano e Artimino, borgo che custodisce la Villa Medicea La Ferdinanda. La strada sterrata verso Verghereto regala scorsi inediti e il piccolo nucleo rurale con la Fattoria delle Ginestre, poi Carmignano e Seano, accanto al Parco Museo Quinto Martini, per tornare lungo le mura del Barco Reale Mediceo di Bonistallo.
(Fodo di copertina Matteo Dunchi)
Made in Tuscany
Spiritualità francescana e laboriosità artigiana
In Toscana la spiritualità francescana e la tradizione artigiana si intrecciano da secoli, dando vita a un patrimonio culturale diffuso. Ne è un esempio significativo il Museo etnografico missionario francescano, presso il convento di Fiesole, che conserva oggetti missionari, reperti etnografici e manufatti raccolti dai francescani nel mondo: abiti, strumenti musicali, porcellane, avori e oggetti d’uso quotidiano dei frati.
La visita al complesso conventuale di San Francesco offre, inoltre, uno spaccato autentico sulla vita e sulla cultura francescana nel contesto toscano. Nei luoghi francescani della regione – dal la Verna ad Arezzo, fino alla Val Tiberina – l’artigianato è strettamente legato alla storia spirituale di San Francesco. Manufatti devozionali, opere di arte sacra come gli affreschi di Piero della Francesca, sculture e vetrate testimoniano come la fede abbia ispirato e alimentato la creatività nel corso dei secoli. Un patrimonio che si conserva nei santuari e nei borghi circostanti e che si estende in varie aree della Toscana, da Greve in Chianti a Montauto.
In luoghi come la Verna o la chiesa francescana di Barga, il dialogo tra manualità e religiosità trova una delle sue espressioni più alte nella terracotta invetriata dei Della Robbia; a Cortona, nel complesso delle Celle, è invece l’architettura essenziale a riflettere l’ideale di vita monastica; uno dei primi luoghi francescani in Toscana, Colle Val d’Elsa, è una delle capitali mondiali del cristallo. Lungo gli itinerari francescani si incontrano numerose testimonianze delle arti tradizionali locali – ceramica, legno, vetro, metalli, tessuti e ricami – mentre conventi e chiese storiche, a partire dalla Basilica di Santa Croce a Firenze, offrono un contesto culturale di grande valore, intriso di una storia secolare e di saperi artigiani.
(Foto di copertina: il convento di San Francesco a Fiesole che ospita il museo etnografico)
Toscana Sostenibile
Area Pratese: dove la sostenibilità passa dai tessuti
Nel cuore della Toscana esiste un territorio che racconta una storia diversa rispetto all’immagine più tradizionale della regione. L’Area Pratese, che comprende i comuni di Prato, Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Vaiano e Vernio, rappresenta un esempio concreto di come sostenibilità, innovazione, cultura e natura possano convivere all’interno di una stessa destinazione.
Qui il turismo permette di scoprire paesaggi, tradizioni e comunità che hanno fatto della capacità di rigenerare risorse, luoghi e saperi uno dei propri elementi distintivi. Prato è conosciuta in tutto il mondo per il suo distretto tessile, uno dei più importanti esempi di economia circolare applicata all’industria della moda.
Da oltre un secolo il territorio ha sviluppato competenze uniche nel recupero e nella rigenerazione delle fibre tessili, anticipando molti dei temi oggi al centro delle strategie internazionali sulla sostenibilità.
Visitare Prato significa comprendere come tradizione manifatturiera, innovazione e responsabilità ambientale possano generare un modello produttivo riconosciuto a livello internazionale.
Approfondimenti
- Museo del Tessuto di Prato – https://www.museodeltessuto.it/
- Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – https://www.centropecci.it
(Nell’immagine di copertina: un tappeto esposto al Museo del tessuto di Prato – Ph Pagliai)
Cultura
Il Codex amiatinus, tra storia e leggenda
A un’ora di strada da Siena, sul fianco del Monte Amiata, il borgo di Abbadia San Salvatore conserva uno dei complessi monastici medievali meglio preservati della Toscana. L’Abbazia di San Salvatore fu fondata nel 743 e per secoli fu uno dei centri religiosi ed economici più importanti dell’Italia centrale. Ma la sua storia custodisce anche uno dei misteri più affascinanti del Medioevo europeo.
La fondazione del monastero è legata a una leggenda: nel 743 il re longobardo Ratchis era a caccia sulle pendici del Monte Amiata quando ebbe — secondo la tradizione — una visione del Salvatore sulla cima di un abete bianco. In quel punto fece costruire un monastero benedettino che nei secoli successivi sarebbe diventato uno dei centri di potere più importanti della Toscana meridionale. I monaci gestivano terre fino alla Val di Chiana, ospitavano i pellegrini della Via Francigena, curavano malati, tenevano scuole e copiavano manoscritti. Avevano opifici per la lana e officine per il ferro. Il momento di massimo splendore fu tra il X e il XII secolo, quando l’abate Winizzo fece costruire la chiesa romanica con tre absidi che si può ancora visitare oggi.
L’abbazia fu ricostruita intorno al 1035 seguendo lo stile romanico, con una facciata alta e stretta e due campanili, di cui uno rimasto incompiuto. L’aspetto attuale dell’edificio è dovuto anche ai restauri effettuati negli anni Trenta del Novecento dai cistercensi. La vera meraviglia dell’abbazia è la cripta sottostante: con 35 colonne che sorreggono volte basse e pesanti, con capitelli, di cui 24 originali, ognuno diverso dagli altri — arieti, cavalli, figure umane sospese. All’interno della chiesa si possono ammirare un Crocifisso ligneo policromato della fine del XII secolo e due opere seicentesche di Francesco Nasini.
Il viaggio della bibbia amiatina
Ciò che rende misteriosa e nel contempo interessante questa abbazia è anche la leggenda del Codex Amiatinus, la più antica Bibbia latina completa sopravvissuta al mondo, ora conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Pesa più di trenta chili, raggiunge quasi mezzo metro di altezza e racchiude oltre mille pagine di pergamena talmente sottile che, tredici secoli dopo essere stata scritta, lascia ancora passare la luce. Si tratta probabilmente della copia di un codice della Vulgata nella versione corretta personalmente da San Girolamo, forse il Codex Grandior prodotto nel VI secolo presso il monastero calabro di Vivarium grazie all’erudito abate Cassiodoro.
Il suo nome è legato indissolubilmente alla montagna toscana. Per capire quale sia il legame con l’Abbazia e l’Amiata, bisogna risalire di millenni la mappa dell’Europa, fino al Northumbria anglosassone, sul Mare del Nord. Nei monasteri gemelli di Wearmouth e Jarrow, un abate di nome Ceolfrid aveva concepito un’impresa ai limiti del possibile: produrre tre copie integrali della Bibbia nella versione latina di San Girolamo. Il progetto era straordinario non solo per l’ambizione intellettuale, ma per le sue implicazioni materiali: per ottenere tremila pagine di pergamena, il monastero dovette allevare circa duemila capi tra pecore e capre. Un’intera economia rurale messa al servizio di un libro. I monaci lavorarono per anni, copiando in uno stile che non era il loro — non il tratto spigoloso tipico degli anglosassoni, ma la grafia rotonda e pulita imparata studiando i codici latini. La copia più bella delle tre sarebbe stata donata a papa Gregorio II. Per il resto è difficile comprendere il confine tra storia e leggenda. Nel 716, Ceolfrid aveva già più di settant’anni e sapeva che non avrebbe fatto ritorno. Partì lo stesso, con il libro caricato su un carro. Attraversò la Manica, risalì la Francia in direzione delle Alpi. Arrivò a Langres, in Borgogna. E lì morì.
Il libro scomparve dalla storia per quasi un secolo. Poi riapparve, senza alcuna spiegazione documentata, nell’Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata. Un inventario del 1036 lo registra come un’antichissima Bibbia ritenuta opera dello stesso papa Gregorio. I monaci che la custodivano non sapevano cosa avevano tra le mani: credevano si trattasse di un manoscritto italiano, e nessuno immaginava che quelle pagine fossero nate su una costa dell’Inghilterra del nord.
L’ipotesi storica più accreditata chiama in causa un abate longobardo di nome Pietro, che nel IX secolo avrebbe portato il codice all’abbazia modificando la nota di dedica per oscurarne la provenienza. Un falso, probabilmente. Ma senza quel falso, forse il libro non sarebbe sopravvissuto. Dopo la soppressione da parte di Leopoldo di Lorena dell’abbazia, ridotta allo stato parrocchiale (fino al 1939 quando i cistercensi ne ripresero le fila), il Codex fu trasferito nel 1786 nella biblioteca medicea laurenziana.
Terme toscane
Oasi di silenzio: il rifugio olistico nel cuore della Toscana
Ci sono luoghi dove il tempo sembra rallentare, invitandoci a ritrovare il contatto più profondo con noi stessi. L’area pratese è uno di questi. Questo territorio non offre una sosta standard, ma un’esperienza fondata sulla quiete, sull’armonia con il paesaggio e sul ritorno all’essenziale. Qui, il benessere mentale si nutre di una pace autentica, capace di rigenerare profondamente chi cerca un equilibrio interiore spesso smarrito tra gli stimoli urbani.
Tra i boschi di Cantagallo, Vaiano e Vernio, il silenzio diventa la risorsa primaria. I crinali appenninici e i maestosi castagneti sono luoghi ideali per la meditazione profonda e il digital detox, dove il paesaggio favorisce una naturale riconnessione con i propri ritmi biologici.
Anche il territorio collinare di Carmignano, Poggio a Caiano, Montemurlo e le immediate vicinanze di Prato offrono scenari perfetti per questo approccio olistico. L’ospitalità, dagli agriturismi di collina alle residenze d’epoca, si fa “sartoriale”, basata sulla cura individuale e su una dimensione raccolta che fa del riposo notturno la base da cui ripartire. L’assenza di inquinamento luminoso e sonoro, unita al benefico respiro delle colline, favorisce infatti una qualità del sonno essenziale per rigenerare la mente.
Soggiornare in questo angolo di Toscana significa trovare una dimensione dove rallentare è un processo naturale, lontano dalla frenesia abituale, un benessere che deriva dalla possibilità di vivere in un ambiente che favorisce, in ogni suo aspetto, una quiete profonda e duratura.
(Immagine di copertina: San Leonardo ad Artimino – ph Francesco Bolognini)
Mostre
Vernici e mostre in corso a luglio in Toscana
CASA DEI PESCI – ARGENTARIO
Il progetto intreccia arte contemporanea, tutela ambientale e paesaggio marino, proseguendo l’esperienza della Casa dei Pesci di Talamone. Dal 2 luglio le opere verranno posate sul fondale marino dando vita ad un vero e proprio museo sommerso nel quale le opere fanno parte dell’ecosistema.
HYPERMAREMMA
LUOGO: Varie sedi
Ideata per promuovere la Maremma Toscana attraverso l’arte contemporanea compie 8 anni ed entra come partner associato nella Rete del Contemporaneo della Regione Toscana, riconoscimento che ne attesta a pieno l’identità di Museo Diffuso sul territorio. Nuove istallazioni che verranno gradualmente svelate lungo il corso dell’estate come l’Albero della Maremma di Azzurra Galatolo e Osservatorio M1 di Luca Bertolo, accanto alle oramai iconiche opere di Staccioli, Gallo, Ducrot, Fontaine, Arena, Loboda.
JEAN-MARIE APPRIOU. CANTO INFINITO
Sino al 23 agosto 2026
LUOGO: Palazzo Strozzi – Firenze
Mostra dell’artista francese che incrocia storia dell’arte, mitologia e letteratura in grandi installazioni in bronzo che trasformano la materia per fare combaciare piani apparentemente inconciliabili in un unico linguaggio.
DA MICHELANGELO A RODIN NELL’OBBIETTIVO DEGLI ALINARI
Sino al 6 settembre 2026
LUOGO: Casa Museo Ivan Bruschi – Arezzo
Oltre sessanta fotografie storiche documentano il lavoro svolto dai principali atelier fotografici italiani dell’Ottocento, ovvero Alinari, Brogi e Anderson, nella riproduzione delle opere di Michelangelo.
L’ULTIMO FOTOGRAFO – GIOVANNI SAVINO
Sino al 6 Settembre 2026
LUOGO: Fondazione Poma Liberatutti – Pescia (PT)
Pistoiese di nascita, Savino ha lavorato per anni a New York come produttore per la CBS, documentando gli eventi ed i personaggi principali degli ultimi decenni; tornato a vivere in Toscana, approfondisce una ricerca intima sulla ritrattistica con immagini intense e sospese. Lavorando da sempre esclusivamente con tecniche analogiche tradizionali ama definirsi “l’ultimo fotografo”.
HUGO SUISSAS
Sino al 13 settembre 2026
LUOGO: Museo degli Innocenti – Firenze
Mostra dedicata al fotografo contemporaneo che reinterpreta la realtà quotidiana attraverso sorprendenti illusioni ottiche e giochi di prospettiva. L’esposizione presenta 50 opere dell’artista, suddivise tra il Museo degli Innocenti e il Mercato Centrale, partner dell’iniziativa.
GUSTAVO VÉLEZ. LE DIMENSIONI DELL’EQUILIBRIO
Sino al 20 settembre 2026
LUOGO: Museo dei Bozzetti e varie sedi – Pietrasanta
Pietrasanta accoglie la mostra diffusa che, dalla collina alla Marina, ripercorre trent’anni di carriera dello scultore colombiano che ha fatto di Pietrasanta la sua città d’elezione e del marmo il suo materiale per indagare il tema dell’equilibrio, ispirato da un territorio sospeso tra il mare e le Alpi Apuane. Qui, il contrasto tra l’orizzonte piatto e la verticalità della pietra viene mitigato solo dalla dolcezza del vento e della luce solare.
SKYLER CHEN – IMITATION OF LIFE
Sino al 20 settembre 2026
LUOGO: Casa Masaccio – San Giovanni Val d’Arno (AR)
Prima personale dell’artista taiwanese in un’istituzione italiana, dove si confronta con i canoni della pittura rinascimentale italiana. La prospettiva lineare, idea di uno spazio ordinato e misurabile costruito per un unico punto di vista, viene rotta dall’artista grazie all’ inserimento di elementi di disturbo – scritte, dettagli incongrui, ingrandimenti – che incrinano l’armonia.
MIGNECO. REALTA’ E VISIONE
Sino al 27 settembre 2026
LUOGO: Villa Bertelli – Forte dei Marmi (LU)
Opere emblematiche che esprimono il particolare espressionismo dell’artista, venato di riflessioni esistenziali: da una parte l’attenzione fattiva verso il mondo reale, verso la fatica, il lavoro e la dignità delle persone comuni; dall’altra la capacità di trasfigurare la realtà attraverso il colore, i
l segno e la forza espressiva della composizione. Un artista che ha saputo coniugare impegno civile e ricerca estetica, mantenendo sempre vivo il legame con la grande tradizione figurativa italiana.
MAURO STACCIOLI – LA SCULTURA. SEGNARE, INTERROGARE, ATTRAVERSARE (1971-2016)
Sino al 27 settembre 2026
LUOGO: Forte Stella – Porto Ercole (GR)
Retrospettiva che attraverso 22 tra sculture e disegni, forme geometriche ed essenziali, nel loro costante senso di equilibrio precario, esorta l’osservatore a vivere lo spazio in modo consapevole e personale. Le sculture in ferro, cemento e acciaio corten invitano ad una nuova esperienza dello spazio, mentre i disegni su carta mostrano la continuità tra la dimensione monumentale e quella più intima della ricerca dell’artista.
DESIGN FUNZIONE ARTE 2026 – LA VISIONE ARTIGIANALE
Sino al 30 settembre 2026
LUOGO: Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Grosseto
Dialogo tra design, video-arte e arte antica, che indaga il ruolo dell’artigianato nella contemporaneità, approfondendo il rapporto tra visione e artigianalità attraverso epoche e linguaggi diversi. Filo conduttore è l’essenza stessa del fare artigianale: il percorso che dall’idea e per mezzo della funzione tramuta il pensiero in arte.
LE SIGNORE DELL’ARTE. LA PARITÀ DEL TALENTO NELL’ARTE ITALIANA MODERNA
Sino al 25 ottobre 2026
LUOGO: Palazzo Cucchiari – Carrara
131 opere di 42 artiste italiane tra Otto e Novecento per una mostra che indaga il ruolo delle donne nell’arte e il peso dei rapporti familiari nella loro affermazione professionale.
DRAMA: FOUR ACTS
Dal 24 giugno al 16 ottbre 2026
LUOGO: Forte Belvedere – Firenze
Un vero progetto espositivo pensato come un racconto in quattro atti: il primo capitolo dal titolo “God Year”, è dedicato al lavoro di Paolo Canevari. Il 16 luglio sarà invece protagonista Marino Marini, uno dei grandi artisti del Novecento, di cui verranno esposte una serie di sculture in bronzo raccolte con il titolo “No Heroes”. A settembre prenderà vita il terzo atto. Si tratterà di un intervento site specific dell’artista norvegese Per Barclay, “Oscuro Abbagliante”. A completare il percorso sarà un’installazione sonora di Friedrich Andreoni, pensata completare il percorso espositivo.
GIOTTO ERA IL NONNO DI BANKSY. Siamo al mondo per lasciare un segno
Dal 29 giugno al 2 maggio 2027
LUOGO: Mo.C.A. Montecatini Tere Contemporary Art – Montecatini (PT)
Un viaggio immersivo che attraversa 60mila anni di storia per mettere in relazione le prime forme di espressione umana con i linguaggi visivi che oggi abitano le città di tutto il mondo. Opere di artisti italiani ed internazionali per condurre alla scoperta del mondo del writing.
BEAUTIFUL COUNTRY – CORTONA ON THE MOVE 2026
Dal 16 luglio al 1°novembre 2026
LUOGO: Cortona, varie sedi
Beautiful Country è il tema di Cortona On The Move 2026, un invito a guardare ciò che abbiamo davanti agli occhi, con un racconto dell’Italia degli ultimi decenni. Un viaggio di viaggi, dove le fotografie diventano tappe di un’indagine sull’identità visiva e culturale del Paese. Trenta esposizioni, confronti generazionali e due mostre collettive in cui autrici e autori italiani e internazionali esplorano l’Italia nella sua complessità, coniugando lo spirito del Grand Tour con la profondità dell’inchiesta contemporanea.
FERDINANDO SARMI NEW YORK – UN VIAGGIO NELLA MODA DA FIRENZE ALLA FIFTH AVENUE
Sino al 31 dicembre 2026
LUOGO: Palazzo Pitti – Firenze
Grande couturier italiano attivo a New York, dove conquistò l’élite americana e alcune delle donne più celebri del Novecento come Marylin Monroe, Audrey Hepburn, Marlene Dietrich, Barbra Streisand. Un percorso che restituisce il fascino della New York degli anni Cinquanta e Sessanta grazie ad una selezione di abiti iconici, documenti, fotografie e accessori d’epoca provenienti dal Fondo Sarmi conservato dal museo.
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