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La Toscana dell’Artigianato artistico protagonista alla BTM di Bari: il “saper fare” come prodotto turistico strategico

Toscana Promozione Turistica partecipa alla fiera BTM (Business Tourism Management) di Bari – dal 25 al 27 febbraio alla Fiera del Levante – ponendo al centro della propria strategia di promozione il patrimonio inestimabile dell’artigianato artistico regionale. In un anno fondamentale, che segna la 90ª edizione di MIDA (Mostra Internazionale dell’Artigianato), la Toscana si presenta al mercato del Sud Italia guardando all’artigianato come prodotto turistico strategico

Questo si rispecchia proprio in MIDA 2026 che si trasforma in un hub esperienziale che fonde laboratori artigiani, show-cooking di Vetrina Toscana e percorsi storici nella Fortezza da Basso. L’evento fungerà da punto di accesso strategico per itinerari nella “Toscana diffusa”, connettendo i visitatori direttamente alle botteghe del territorio. Oltre la fiera, la manifestazione promuove un turismo consapevole, intercettando nuovi flussi attraverso la valorizzazione del “saper fare”.

Attraverso l’Atlante degli itinerari della Toscana Artigiana l’artigianato toscano si configura come un viaggio sensoriale attraverso i distretti della maestria e materiali che hanno plasmato la storia dell’arte mondiale. Il percorso prende avvio dal prestigio di metalli e pietre preziose, a partire dalle iconiche botteghe orafe di Ponte Vecchio a Firenze — la cui fisionomia attuale risale al 1595 per volontà medicea — per estendersi fino ad Arezzo, oggi polo di rilievo internazionale per la gioielleria. Il racconto prosegue attraverso il binomio di materia e fuoco, dove la ceramica di Montelupo Fiorentino, legata alle committenze dei Medici, incontra la porcellana d’eccellenza di Sesto Fiorentino, una tradizione iniziata nel 1737 grazie all’intuizione di Carlo Ginori. Il territorio celebra poi l’eterno dialogo tra marmo e pietra, unendo il candore del marmo di Carrara, prediletto da Michelangelo e Canova, alla lavorazione dell’alabastro di Volterra, apprezzato da oltre duemila anni per la sua inimitabile trasparenza. C’è poi il connubio tra terracotta e cristallo: da un lato il cotto di Impruneta, le cui tegole furono scelte dal Brunelleschi per la Cupola del Duomo di Firenze, dall’altro la maestria nella soffiatura e incisione di Colle Val d’Elsa, nota come la “Boemia d’Italia”. Infine, il comparto del tessile e della carta testimonia una straordinaria capacità di rigenerazione: se Prato si afferma come leader dell’economia circolare con la sua “lana rigenerata”, la tradizione cartaria di Pescia vanta radici che risalgono al 1481.

In questo contesto di eccellenze spicca la storia del Cappello di Paglia di Signa, un manufatto che rappresenta perfettamente l’unione tra ingegno artigianale e storia del trasporto marittimo. Noto a livello globale come “Leghorn”, dal nome inglese del porto di Livorno da cui veniva esportato, questo oggetto è diventato uno status symbol ammirato in tutto il mondo, dalle passerelle internazionali fino alle icone del cinema come Audrey Hepburn e Sophia Loren. La sua produzione, nel rapporto tra la Toscana e la città di Genova, si intreccia con un’altra icona della storia portuale: il Jeans. Proprio come il cappello toscano deve il suo successo alle rotte marittime di Livorno, così il celebre tessuto blu affonda le sue radici a Genova. Nel Medioevo e nel Rinascimento, la città ligure era infatti un centro d’eccellenza per la produzione di un fustagno robusto tinto di indaco, rinominato dai commercianti francesi “bleu de Gênes” (blu di Genova), termine anglicizzato nel tempo in “jeans”. Questo parallelo storico, che celebra una comune eredità manifatturiera tirrenica, verrà presentato anche a Bari riprendendo un format già sperimentato con successo a più riprese anche all’estero.

L’appuntamento di Bari riconferma l’attività manifatturiera toscana non solo come retaggio del passato, ma quale pilastro strategico per lo sviluppo di un turismo consapevole. Attraverso la valorizzazione delle botteghe, supportata da una Carta dei Valori fondata su accoglienza, sostenibilità e design, la Regione riafferma il valore dell’apporto umano e della maestria professionale. Questo mosaico del “saper fare” trasforma ogni itinerario in un’esperienza d’acquisto e di conoscenza irripetibile, consolidando l’immagine della Toscana come un “Rinascimento senza fine”.

Di Gabriele Benucci

24 Feb, 2026

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