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In cammino tra borghi pievi e calici

La strada regionale 222, detta Chiantigiana, collega Firenze a Siena attraversando il cuore del Chianti Classico. Il percorso tocca Greve, Panzano e Castellina, borghi che custodiscono pievi romaniche e castelli, e si distende tra filari di vite e cipressi in un paesaggio rimasto quasi invariato nei secoli. Il tracciato ricalca gli antichi collegamenti tra le due repubbliche rivali e ne conserva la memoria nelle torri e nei centri fortificati. Percorrerla significa leggere un territorio in cui la bellezza è il risultato di un lavoro agricolo paziente.

Il vino ne è la misura più fedele. Il Chianti Classico, a base di sangiovese, si declina in Annata, Riserva e Gran Selezione, tre espressioni che corrispondono ad altrettanti gradi di maturazione e di selezione delle uve. Accanto ad esso i Super Tuscan, assemblaggi di cabernet, merlot e syrah, raccontano la stagione dell’innovazione che ha affiancato la tradizione senza sostituirla.

Le radici di questa cultura sono antiche. Nel 1716 il granduca Cosimo III de’ Medici emanò un bando che delimitò le aree di produzione di pregio – Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno di Sopra –, anticipando di secoli il principio di denominazione di origine. Ancora oggi quei territori uniscono paesaggio e vino, e il Chianti DOCG, rosso a base di sangiovese, ne rimane l’espressione più nota.

Al Chianti è legato anche un emblema, il Gallo Nero, oggi simbolo del Consorzio del Chianti Classico. Secondo la leggenda, Firenze e Siena si contesero i confini del territorio affidandone la definizione a due cavalieri, che sarebbero partiti al canto del gallo: dove si fossero incontrati, sarebbe passato il confine. Siena scelse un gallo bianco, ben nutrito; Firenze un gallo nero, tenuto a digiuno, che cantò prima dell’alba. Il cavaliere fiorentino partì per primo e incontrò l’avversario a Fonterutoli, a pochi chilometri da Siena.

Lungo la Chiantigiana il vino trova la sua tavola naturale nelle locande, dove i piatti tipici dialogano con i calici. Il bicchiere restituisce ciò che il paesaggio mostra: suolo, esposizione, mano dell’uomo. È un’esperienza che Vetrina Toscana, il progetto della Regione che valorizza ristoranti, botteghe e produttori legati alle eccellenze del territorio, contribuisce a far conoscere e a riconoscere.

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