Spiagge e stabilimenti balneari: le nuove regole

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Sulle spiagge italiane soffia il vento del cambiamento. È in atto (oltre che quasi in dirittura di arrivo) la riforma in tema di concessioni di spiagge e stabilimenti balneari. Le nuove regole si sono rese necessarie al fine di rendere conforme la normativa italiana in tema di concessioni del demanio marittimo ai principi di derivazione comunitaria.  Ci si riferisce, in particolare, alla nota Direttiva Bolkenstein del 2006 sulla cosiddetta liberalizzazione dei servizi [1]. Quella del demanio marittimo è una tematica complessa e frastagliata sulla quale si potrebbe versare un “mare” di inchiostro. Evidente, inoltre, la portata economica e sociale dell’argomento, che attualmente rappresenta la priorità per oltre 30mila imprenditori e gestori di spiagge e stabilimenti balneari. Si rammenti, infatti, che la nostra penisola si sviluppa su oltre 7500 km di coste, ove si riversano ogni anno migliaia di persone pronte a “prendere d’assalto” località marittime e stabilimenti balneari. Questa “macchina di produzione”, oltre a rappresentare un’importante fetta del Pil nazionale, offre opportunità di lavoro all’intero tessuto sociale prospiciente l’area costiera. Ciò posto e ripromettendoci di tornare più volte sull’argomento (attesa la sua complessità ed importanza) vediamo quali sono le principali novità che presto verranno introdotte in tema di concessioni per finalità turistiche e ricreative delle spiagge demaniali e quali sono, allo stato, i consigli pratici per gli imprenditori del settore.

 

Demanio marittimo: cambiano le regole sulle concessioni

Bocciato (ormai da tempo) il cosiddetto sistema di rinnovo automatico delle concessioni, la riforma prevede procedure di selezione rispettose della concorrenza e della libertà di stabilimento. Dunque, a partire dal 2020 (anno che segna la fine del periodo transitorio per le concessioni in essere), le concessioni marittime saranno interessate da procedure competitive e selettive. Si aprirà, quindi, una gara nella quale potranno risultare vincitori tanto i “concessionari abituali” che le nuove imprese specializzate nel settore. Verranno, dunque, premiati i migliori imprenditori, vale a dire coloro che saranno in grado di elevare lo standard qualitativo dei servizi offerti nella propria impresa balneare, garantendo al contempo il rispetto dell’ambiente.

Demanio marittimo: rispetto dell’ambiente e niente barriere

Tra le novità di rilievo, la riforma sulle concessioni del demanio marittimo prevede un meccanismo premiale per gli stabilimenti a basso impatto ambientale e che prevedono più servizi per i disabili.

Demanio marittimo: il principio dell’affidamento

La riforma in tema di concessioni demaniali marittime, in presenza di determinate condizioni, non potrà “travolgere” il lavoro e la professionalità acquisiti negli anni dai “concessionari abituali”. Le nuove regole, infatti, dovranno garantire il rispetto di determinati principi. Ci si riferisce, in particolare, alla tutela del cosiddetto legittimo affidamento, di quanti – ad esempio – confidando nella durata della concessione demaniale hanno posto in essere tutta una serie di rilevanti investimenti pro futuro.Gran parte degli attuali concessionari, infatti, sono preoccupati di veder vanificati gli sforzi compiuti in lunghi anni di lavoro nella creazione del valore economico degli stabilimenti balneari.

La salvaguardia degli attuali livelli occupazionali

Importantissima, inoltre, anche la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, ove le risorse naturali disponibili sono scarse. Ed infatti, l’obbligo di ricorrere a procedure selettive per la scelta dei candidati delle concessioni demaniali marittime sussisterà soltanto «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili» [2].

Garanzie e trasparenza sui canoni

Chi subentrerà nella concessione di un bene demaniale marittimo e dunque nella gestione di uno stabilimento balneare, dovrà assicurare forme di garanzia a chi cede la concessione. Molto discusso è, attualmente, il divieto di prevedere un indennizzo per chi perde lo stabilimento a seguito di una gara. La riforma, poi, introdurrà tre categorie di beni oggetto di concessione e una quota dei canoni della categoria di maggior valenza andrà, oltre che alla Regione di riferimento, anche ai Comuni, in ragione dei costi sostenuti per la gestione amministrativa del demanio marittimo, da destinare al sostegno delle attività del settore turistico ricreativo. I Comuni costieri, inoltre, avranno l’obbligo di rendere pubblici, tramite i propri siti internet, i dati concernenti l’oggetto delle concessioni e i relativi canoni, nonché l’obbligo per i concessionari di pubblicizzare tali dati sui propri siti internet, stabilendo la relativa disciplina sanzionatoria amministrativa. 

Imprenditori balneari: consigli pratici

Le nuove concessioni verranno affidate riconoscendo e tutelando gli investimenti eseguiti, i beni aziendali ed il loro valore commerciale, salvaguardando – per quanto possibile – la continuità aziendale. Le procedure selettive dovranno assicurare imparzialità, trasparenza e pubblicità, ma dovranno anche tenere conto della professionalità già acquisita nell’esercizio di concessioni demaniali. A tal fine, potrebbe essere di indispensabile importanza, per gli attuali concessionari, certificare la natura e la qualità dei servizi offerti.

Ed infatti, per le aziende balneari esiste la possibilità di certificare il livello qualitativo dei servizi proposti secondo la procedura ISO 13009 Turismo e servizi connessi. Requisiti e raccomandazioni per il funzionamento della spiaggia“.

Tale certificazione, una volta ottenuta, garantisce non solo ai propri clienti, ma anche  alla pubblica amministrazione concedente la sicurezza che il livello dei servizi erogati è oggettivamente elevato. Non solo: nelle imminenti gare un’impresa balneare con servizi di qualità certificata avrà chance decisamente maggiori di aggiudicarsi l’appalto rispetto ad altri competitor. Il consiglio pratico, dunque, è quello di procedere in tal senso: un’impresa balneare con servizi di qualità certificata godrà di ripercussioni positive non solo in ambito pubblicitario, ma si porrà (soprattutto) su un gradino superiore rispetto agli altri stabilimenti balneari. Molto importante, inoltre, sarà la valutazione degli investimenti eseguiti dagli imprenditori balneari. Investimenti non solo in termini economici e prettamente aziendali, ma anche afferenti alla progettualità della propria vita. Si pensi a chi ha destinato tutti i propri sforzi alla gestione di uno stabilimento, facendone la ragione del proprio sostentamento e di quello della sua famiglia.

Note:

[1] Direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE.

[2] L’art. 12 della direttiva prevede che «qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento”. In tali casi “l’autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami».

NOTA PER IL LETTORE: questo articolo è stato precedentemente pubblicato sul portale La Legge per Tutti Business. La Redazione ringrazia l’autrice per averci permesso di ripubblicarlo anche sul nostro magazine.

Annamaria Zarrelli
About Annamaria Zarrelli 1 Articolo
Avvocato presso il Foro di Roma. Si occupa prevalentemente di Diritto Civile ed, in ambito Amministrativo, di azioni di risarcimento contro Enti Pubblici e ricorsi concernenti la P.A. Esperta, altresì, del settore afferente alla tutela degli Ordini Professionali.